CORDOGLIO e rabbia per la morte di Kaidi

Perugia -

15 gennaio 2007 - La Nazione

CORDOGLIO e rabbia per la morte di Kaidi
di ILARIA BOSI

CAMPELLO SUL CLITUNNO — CORDOGLIO e rabbia. La morte di Kaidi, l’operaio tunisino che ha perso la vita precipitando da un tetto, induce a rabbia e riflessioni. Cinque morti sul lavoro in appena due mesi e nel raggio di cento metri, pesano come un macigno e non soltanto a Campello sul Clitunno, dove la comunità locale deve ancora riprendersi dalla strage della Umbria Olii, ma in tutta la regione. Il tragico infortunio di sabato mattina è solo una conferma: l’Umbria continua a mantenere, suo malgrado, il triste primato di morti bianche. E non è più soltanto questione di statistiche. L’intera comunità è sconvolta e attende risposte concrete. La sicurezza non può più essere uno slogan e su questo puntano con forza gli stessi sindacati.
IL SEGRETARIO provinciale della Cgil Filippo Ciavaglia avverte: «Se non ci stringiamo tutti in un vero patto di ferro per affrontare, e risolvere questo problema, rischiamo di non farcela. Ognuno dòvrà lavorare per la propria parte, purché si faccia qualcosa. Penso anche alle associazioni delle imprese: loro stesse devono porre dei paletti anche nell’affidamento degli appalti. Il 2007, per i sindacati, è l’anno della sicurezza: ma non bastano iniziative come quelle che porteranno a Bastia i segretari di Cgil, Cisl e Uil il 16 febbraio. Occorre fornire gli strumenti veri su cui poter costruire la sicurezza».
ETTORE Magrini, responsabile territoriale di Rdb-Cub, non usa mezzi termini e definisce quanto sta accadendo in Umbria «una mattanza quotidiana di lavoratori». Secondo il rappresentante del sindacato autonomo «sono gli eventi a sbattere in faccia il problema della sicurezza, mai affrontato seriamente. Siamo all’anno zero per ciò che riguarda le tutele per i lavoratori».
PER MOLTI la legge 626 è «carta straccia». Molto spesso, forse anche nel caso dell’infortunio costato la vita al tunisino, non ne vengono rispettati gli aspetti più «elementari». «Negli ultimi anni — spiega Magrini — sono cresciuti enormemente gli infortuni, soprattutto di lavoratori precari, immigrati e di ditte appaltatrici». Un dato che, secondo Rdb, sarebbe principalmente riconducibile ad alcuni fattori di fondo: «le privatizzazioni, le esternalizzazioni, la frammentazione delle attività produttive e manutentive, la flessibilizzazione selvaggia del mercato del lavoro hanno provocato la supremazia del profitto delle imprese sull’integrità psicofisica di chi lavora».
IL VUOTO legislativo va colmato. «La legge sugli appalti — prosegue Magrini — non è più derogabile. Così come vanno modificati i servizi ispettivi e l’incremento degli obblighi di prevenzione dei datori di lavoro». Punta l’indice contro «chi governa» il rappresentante del movimento umbro per la costituzione del partito comunista dei lavoratori, Aurelio Fabiani. A proposito di quanto accaduto sabato mattina a Campello, e alla strage del 25 novembre in cui hanno perso la vita quattro lavoratori, Fabiani è fortemente polemico: «Non è un caso, sono le ‘regole’ del lavoro. Gli extracomunitari, più di altri, pagano spesso con la vita il loro contributo al nostro sviluppo. Quello che non è più sopportabile sono poi le chiacchiere dei dirigenti politici della sinistra di governo: finora non hanno fatto nulla per cambiare le cose. Tutto è rimasto identico a quando governava Berlusconi». Fabiani ne ha per tutti, anche per i sindacati confederali.
MENTRE si continua a discutere su quale sia il «metodo migliore», si attende il rilascio del nulla osta per dare il via alle procedure per l’espatrio della salma di Kaidi. Gli accertamenti sul cadavere sono conclusi. Forse già in mattinata il pm Albano potrebbe rilasciare l’autorizzazione.

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